Quali sono i diritti di una mamma lavoratrice?

Quando si aspetta un bimbo è necessario informarsi su quali sono i diritti di una mamma lavoratrice. Fortunatamente in Italia c’è una normativa garantista in tal senso che prevede per le donne in maternità una serie di tutele, vediamo quali sono.

Divieto di licenziamento (1° dei diritti di una mamma lavoratrice)

In gravidanza e fino al compimento del primo anno di età del bambino c’è il divieto di licenziamento della lavoratrice.
Questo divieto non viene applicato solo nei seguenti casi:
– Giusta causa: se viene meno il rapporto fiduciario l’azienda può licenziare una lavoratrice anche se incinta;
– Cessazione dell’attività: se l’azienda chiude va da se che dovrà licenziare tutti i dipendenti;
– Scadenza naturale del contratto: una lavoratrice assunta a tempo determinato alla scadenza del contratto il
suo rapporto di lavoro cesserà naturalmente senza alcun obbligo per il datore di lavoro;
– Mancato superamento del periodo di prova: c’è poco da fare se sei nel “periodo di prova” l’azienda ha facoltà
di licenziarti per esito negativo dello stesso! In questi caso potreste decidere di non comunicare il vostro stato
di gravidanza, ma attenzione a fare questa scelta perché sarete giudicate poco trasparenti!

Se il datore di lavoro dovesse non rispettare tale divieto sarebbe un licenziamento discriminatorio, e questo ti da il diritto di essere reintegrata nel posto di lavoro, e di ricevere per intero tutte le retribuzioni maturate in forza del rapporto di lavoro che, per la legge, di fatto non si è mai interrotto.

Diritto alla conservazione del posto di lavoro (2° dei diritti di una mamma lavoratrice)

Durante la maternità si ha diritto alla conservazione del posto di lavoro, questo significa che l’azienda può sostituire la lavoratrice solo “temporaneamente” per il periodo di assenza.
Al termine della maternità e fino al compimento dell’anno di età del bambino la lavoratrice ha diritto a rientrare nella stessa sede e nella stessa mansione (o mansione equivalente) a quella svolta in precedenza.
Il datore di lavoro quindi non può trasferirti in un’altra sede e non può adibirti a mansioni inferiori a quelle svolte precedentemente, salvo espressa richiesta da parte tua.
Questo vale anche in caso di adozione.

Part Time post Maternità (3° dei diritti di una mamma lavoratrice)

Al rientro dalla maternità la mamma lavoratrice può chiedere  la trasformazione “temporanea” del contratto da tempo pieno a tempo parziale, il datore di lavoro deve concederlo, ed è tenuto ad effettuare la trasformazione del contratto entro 15 giorni dalla ricezione della domanda.
Le tipologie di part time che puoi richiedere sono: a) il part-time orizzontale (poche ore più giorni a settimana); b) part-time verticale (pochi giorni ma full-time); part-time misto (non è altro che il mio delle due tipologie di part-time precedenti).
Al compimento del 3° anno di vita del bambino la mamma lavoratrice ha il diritto di tornare al suo contratto precedente.

Allattamento  (4° dei diritti di una mamma lavoratrice)

La mamma lavoratrice ha diritto fino all’anno di vita del bambino (o nel primo anno di adozione/affidamento)  a:

  • 2 ore al giorno di riposo per allattamento se l’orario di lavoro è pari o superiore alle 6 ore giornaliere;
  • 1 ora al giorno di riposo per allattamento se l’orario stesso è inferiore alle 6 ore;

I riposi per allattamento si raddoppiano nei casi di:

  • adozione o affidamento di 2 o più bambini, anche non fratelli, entrati in famiglia anche in date diverse;
  • parto gemellare o plurimo

I riposi per allattamento che spettano alle mamme lavoratrici durante il primo anno di vita del bambino sono permessi facoltativi e non un obbligo che il datore di lavoro deve concedere in automatico.
La mamma lavoratrice, infatti, può fruire o meno dei permessi per allattamento senza che la sua rinuncia faccia rischiare una sanzione al datore di lavoro.

Se vuoi approfondire l’argomento consulta il sito dell’Inps.

Congedo parentale (5° dei diritti di una mamma lavoratrice)

Alla fine della maternità obbligatoria la mamma lavoratrice può richiedere il congedo parentale fino ai 12 anni di vita del bambino per un periodo  di 180 giorni (tale congedo può essere richiesto ad entrambi i genitori ed in questo caso per un periodo complessivo non superiore a 10 mesi).
Tale congedo può essere frazionato in più periodi, è possibile infatti prenderlo anche solo per singole giornate che o ad ore!
Durante tale periodo la retribuzione pari al 30% dello stipendio.
Quello che spesso non si conosce è che la malattia interrompe temporaneamente il congedo, basta inviare il certificato al datore di lavoro, questo avrà un duplice effetto:
1) per le giornate di malattia la retribuzione è intera;
2)le giornate di malattia vengono sottratte dal periodo di congedo e quindi questi giorni possono essere recuperati.

Se vuoi approfondire l’argomento consulta il sito dell’Inps.

Può interessarti anche il mio post su come conciliare lavoro e famiglia se si lavora full time, o come fare a gestire la famiglia quando si lavora in due.

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Quali sono i diritti di una mamma lavoratrice?
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